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CAPITOLO 8

Dove sta la trappola?

 

Se un numero così alto di persone è caduto nel vizio di fumare, significa che la trappola è stata certamente ben congegnata.

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Quando i produttori di tabacco agli albori delle loro attività si sono accorti che chi fumava sigarette ne rimaneva subito dipendente, hanno iniziato a investire ingenti somme di denaro in pubblicità certi del ritorno economico.

Quello del fumo è stato - ed è ancora oggi - un business colossale, enorme come le bugie che sono state dette sulla sigaretta e sul tabacco.

Sino ad alcuni decenni fa non si parlava della nicotina come di una droga e di una sostanza che potesse dare dipendenza fisica. Si alludeva solo a una possibile e potenziale dipendenza psicologica. In tal modo era più facile spostare il baricentro delle responsabilità dalle industrie del tabacco che la producevano all’individuo che la consumava.

Per molti anni, le aziende produttrici di tabacco hanno avuto campo libero nel promuovere e pubblicizzare i loro prodotti, senza incontrare grossi ostacoli. Queste corporation non erano soltanto brave a vendere e a promuoversi, ma erano particolarmente abili e organizzate nel fronteggiare ogni affermazione che mettesse in dubbio l’innocuità del tabacco. Ad esempio, assoldavano medici compiacenti affinché rilasciassero dichiarazioni tali da rassicurare i fumatori, oppure usavano importanti riviste medico-scientifiche per lanciare sul mercato nuove marche di sigarette, ma soprattutto insabbiavano e nascondevano informazioni importati sulla nocività del fumo e del tabacco.

Si può affermare oggi, senza la paura di essere smentiti, che molte attività dei produttori di sigarette fossero dirette a: 1) vendere sigarette con assoluta indifferenza per la salute e la vita dei fumatori, per puro profitto, e 2) occultare importanti verità sugli effetti nocivi del tabacco.

La storia del fumo è una vicenda planetaria di disinformazione, d’inganni e di falsità perseguite e promosse con determinazione dai produttori di sigarette che, con le loro strategie studiate a tavolino, hanno trasmesso messaggi distorti, nascondendo per anni gli effetti deleteri della nicotina e del tabacco.

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Se non lo sai, questa è la verità:

LA DIABOLICA TRAPPOLA DEL FUMO, CHE IMPRIGIONA MILIONI DI PERSONE, È STATA CONGEGNATA PROPRIO NEGLI UFFICI MARKETING DELLE MULTINAZIONALI DEL TABACCO.

La nicotina presente nel tabacco è una droga che causa dipendenza! L’inganno principale è stato quello di far credere al mondo intero, con ogni mezzo e con varie strategie, che non fosse una droga. Quello che molti definiscono "vizio", in verità è una dipendenza, una malattia. L’inganno è stato quello di far credere alle persone che non vi era dipendenza da fumo ma solo un condizionamento mentale, e pertanto, secondo le multinazionali, una dipendenza più lieve e meno pericolosa. In realtà, sappiamo che le persone che fumano sigarette sono soggette a una forte dipendenza fisica e psicologica, e che diventano in breve tempo vittime dell’assuefazione, necessitando di un continuo e progressivo aumento del consumo di nicotina. Anche su questo i produttori e le multinazionali hanno giocato un tiro mancino ai consumatori di tabacco. L’inganno è stato di non parlare mai in termini d’assuefazione, facendo credere che si fumasse un numero crescente di sigarette per motivi estranei al vizio, ovvero per puro piacere o per una scelta personale del fumatore. Altra cosa che sapevano benissimo è che quando l’effetto della nicotina immessa nel corpo diminuisce, la persona sperimenta l’astinenza. Qui l’inganno è stato quello di convincere tutti che la voglia irrefrenabile di fumare non sarebbe altro che un forte desiderio di una cosa “buona” o che rilassa. Infine, l’associazione tra sigaretta e uomo bello, forte e affascinante (si pensi solo in quanti film attori famosi hanno recitato con la sigaretta), è stata una delle azioni promozionali di maggior successo che ha creato un mito ancora oggi duro da cancellare.

Come puoi vedere, con le sigarette non ci hanno venduto solo la nicotina e il tabacco, ma anche idee e convinzioni che si sono ben radicate nella nostra cultura e nel nostro cervello.

A seguito di questo meccanismo perverso, ci ritroviamo con milioni di persone che fumano, centinaia di migliaia di esseri umani la cui morte è attribuibile al consumo di tabacco, persone che soffrono gravi malattie, perdita di produttività e di efficienza, montagne di soldi buttati via e rapporti interpersonali compromessi. Uno scenario abbastanza pietoso e tragico.

Il tabagismo è una malattia e il fumatore è in una condizione non dissimile da quella dell’eroinomane o del cocainomane, ma poiché il consumo di tabacco è così ampiamente diffuso, le autorità preposte alla salute pubblica non possono fare altro che lavorare su un cambiamento culturale e di costumi, con campagne d’informazione e sensibilizzazione. Vietare le sigarette, come molti invocano, sarebbe un azzardo e un salto nel vuoto per gli imprevedibili risvolti sociali e psicologici sui fumatori che un'azione del genere potrebbe comportante.

Oltre a lavorare su un cambiamento culturale, un’altra attività importante su cui le autorità si concentrano riguarda la creazione di norme e leggi per regolamentare il comportamento e la condotta dei fumatori (per tutelare soprattutto i non fumatori con ricadute positive sui fumatori stessi), e norme e leggi che regolamentano le attività dei produttori di tabacco. Su quest’ultimo fronte si stanno ottenendo risultati davvero importanti. Oltre alle forti limitazioni pubblicitarie imposte, c’è un cambio di rotta per quel che concerne la diffusione d’informazioni importanti da parte delle multinazionali in merito al tabacco e ai suoi effetti nocivi sull’organismo. Da qualche anno, sui siti internet delle aziende produttrici di sigarette, si possono leggere informazioni anche molto dettagliate tenute nascoste per lungo tempo sulla nocività dei loro prodotti. Di questa nota, sicuramente positiva, vedremo certamente gli effetti nei prossimi anni.

La responsabilità dell’attuale situazione, però, non può essere imputata esclusivamente alle multinazionali e alla nicotina. Per ogni fumatore, esistono infatti precise responsabilità personali. C’è un aspetto legato alla dipendenza da fumo a cui spesso si dà poca rilevanza: la decisione iniziale di fumare o di provare a fumare una sigaretta.

Affermare che la colpa è esclusivamente delle multinazionali e che siamo incapaci di liberarci dal fumo a causa della nicotina e dei condizionamenti mentali subiti, equivale ad attribuire la totale responsabilità (e quindi il totale potere) a fattori esterni a noi. Spiego meglio questo concetto. La nicotina è presente nel tabacco: fattore a noi esterno. I condizionamenti mentali ci arrivano sin dalla tenera età dal vedere un genitore o un conoscente che fuma e da canali e messaggi di vario tipo, e anche questi sono elementi esterni a noi. Allora, come possono fattori puramente estranei, provenienti da altri, essere riusciti a intrappolare il fumatore tanto da renderlo schiavo?

Diciamolo in modo chiaro una cosa importante: una parte di responsabilità per essere caduti nel vizio di fumare è anche nostra.

SE NON AVESSIMO PRESO LA DECISIONE D’INIZIARE A FUMARE NULLA SAREBBE POTUTO ACCADERE.

In altre parole, chi ha deciso di provare a fumare? Dopo aver fumato la prima sigaretta, chi ha deciso di accendere la seconda? Che cosa hai fatto che non dovevi fare per portarti nello stato in cui ti trovi? Oppure, cosa non hai fatto che invece dovevi fare per evitare di portarti nella tua attuale condizione? Sapevi che respiravi il fumo. Ti sei documentato a sufficienza? Ti sei informato sulle ripercussioni che poteva avere il consumo di sigarette sulla tua salute? Qualcuno potrebbe obiettare affermando che il proprio medico fumava: questo era per lui una garanzia del fatto che consumare tabacco non fosse un pericolo. Puoi anche sostenere di essere stato trascinato, coinvolto e condizionato da altri. Comunque tu la metta, di fatto è stata tua la decisione di iniziare a fumare, il punto d’inizio, l’origine.

SEI STATO TU A DARE INIZIO AL CICLO.

Questa è sicuramente per molti un’affermazione impopolare, un punto di vista in controtendenza con l’idea diffusa che vorrebbe la persona vittima della nicotina, dei condizionamenti mentali e dei produttori di tabacco. Ha però i suoi risvolti positivi che andrò a spiegare da qui a breve. Non sto, però, affermando che il fumatore è totalmente responsabile della sua condizione, ma c’è sicuramente una corresponsabilità da evidenziare e da sottolineare.

Le industrie del tabacco hanno certamente gravi responsabilità per aver diffuso, nei decenni scorsi, messaggi e informazioni false sul tabacco, occultando dati importantissimi sulla dipendenza, ma non dovremmo mai fare come chi, dopo essersi cacciato nei guai con le sue stesse mani, cerca in altri le responsabilità dell’accaduto. Abbiamo, invece, la necessità e la convenienza di riconoscere le nostre responsabilità, gli errori commessi e, con spirito critico e costruttivo, lavorare nella giusta direzione per riprendere in mano la situazione.

In definitiva, affermare che non si riesce a smettere di fumare perché la nicotina crea dipendenza e perché ci hanno fatto il lavaggio del cervello, è vero solo in parte.

Noi siamo persone e abbiamo il potere di decidere, possediamo una volontà, possiamo fissare degli obiettivi e determinare, entro certi limiti, il destino della nostra vita. Se in passato abbiamo avuto un atteggiamento superficiale e irresponsabile riguardo al fumo, oggi si può e si deve voltare pagina. Le conoscenze mediche e scientifiche sul consumo del tabacco oggi sono maggiori rispetto al passato, ed è dovere di tutti informarsi e documentarsi.

Le industrie del tabacco ci hanno certamente raggirato: la sigaretta è un inganno e la nicotina una droga, ma non continuiamo in eterno a sostenere che è difficile sconfiggere il vizio di fumare. Facciamo un po' di luce sulla questione e impegniamoci a uscire da questo maledetto tunnel!

Questa che segue è la testimonianza di una persona che ha fumato per oltre 30 anni ed è molto attinente con quanto detto sino ad ora.

“Ho cominciato a fumare all’età di 18 anni. I primi tempi non fumavo molto e le sigarette sembravano piacevoli e rilassanti. Dopo qualche anno, però, la situazione cambiò e, anche a causa del lavoro stressante che facevo (contabile aziendale), arrivai a fumare circa 40 sigarette al giorno. A parte alcuni problemi fisici che le sigarette mi creavano, quando tornavo a casa nessuno dei miei figli voleva starmi vicino e anche mia moglie era infastidita dagli odori che mi portavo dietro. Un giorno presi la decisione di voler smettere, ma i primi tentativi non duravano per più di mezza giornata. Stavo diventando sempre più nervoso e irrequieto. Provai a risolvere il problema con le gomme da masticare, ma senza successo. Scelsi allora di seguire il consiglio di un farmacista che mi diede dei cerotti, ma anche con questi smettevo di fumare per sei, sette ore e poi riprendevo la sigaretta in mano. Intanto la mia salute stava peggiorando e avevo perennemente i bronchi e la gola in cattivo stato. Poi, un giorno, cominciai ad accusare difficoltà respiratorie. Avevo la sensazione che i polmoni si fossero rimpiccioliti a causa del fiato corto. Andai perciò dal medico che mi consigliò di fare delle radiografie. Per combattere il vizio di fumare mi diede anche delle pastiglie da mettere sotto la lingua, ma anche in questo caso i risultati furono scadenti. Non ne potevo più. Il vizio di fumare era diventato il mio incubo: stavo perdendo molte cose a me care come l’affetto dei miei figli.

Sconfitto ma con ancora un po' di speranza, una mattina mi svegliai e decisi, per l’ennesima volta, che dovevo smettere di fumare. Cominciai a rifiutare l’idea che l’astinenza avrebbe avuto la meglio. Sapevo che io avevo dato inizio a tale situazione e che io solo potevo porvi fine. Riconobbi che le gomme da masticare, i cerotti e le pastiglie, non potevano dare grandi risultati senza una forte determinazione nel voler smettere. Una sera, presi il pacchetto di sigarette ancora mezzo pieno e lo gettai nel cestino dei rifiuti. Da allora sono passati due anni e non ho più toccato una sigaretta. Non tornerei indietro per nulla al mondo!”.


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Pensi di essere in parte responsabile del tuo vizio di fumare e della situazione in cui ti trovi?
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