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CAPITOLO 9

La ragione di tutto questo

 

Se il fumo di sigaretta è nocivo, se la nicotina è una droga e causa dipendenza, se al consumo di tabacco sono attribuibili centinaia di migliaia di morti ogni anno e se altrettante persone si ammalano di patologie gravi a causa del vizio, perché si vendono ancora le sigarette?

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Il fenomeno fumo non è mai stato un problema di facile soluzione, né per il fumatore, né tantomeno per le autorità preposte alla tutela della salute pubblica. Ma mentre istituzioni sanitarie, governi e associazioni che difendono i consumatori hanno lavorato in questi anni nel tentativo di limitare il raggio d’azione dei produttori di sigarette, questi ultimi hanno continuato a produrre e a vendere i loro prodotti con un solo obiettivo: fare soldi a discapito purtroppo della salute delle persone. Ed è sempre stato così. Le multinazionali del tabacco avevano informazioni circa la dipendenza e l’assuefazione già agli inizi del secolo scorso, ma non sono mai state trasparenti e si sono ben guardate dal rivelare dati e notizie che avrebbero fatto crollare le vendite o non le avrebbero fatte decollare e raggiungere i livelli di oggi. C’è da chiedersi cosa sarebbe veramente successo ai fabbricanti di sigarette se avessero detto subito: “I nostri prodotti contengono una droga che crea dipendenza e molte sostanze tossiche capaci di danneggiare in maniera grave il vostro organismo”. Se avessero esordito con le informazioni che troviamo oggi sui pacchetti di sigarette, è probabile che i governi di tutto il mondo ne avrebbero proibita la vendita! Se sin dall’inizio avessero avvisato e informato i consumatori sugli effetti del fumo da tabacco, su tutto quello che si trova nel piccolo rotolino di carta, con l’elenco delle sostanze che una persona inala fumando una sigaretta (come si fa ad esempio con i farmaci), il loro successo non sarebbe stato così ampio e non avrebbero coinvolto milioni di persone in un problema che molti oggi definiscono una vera e propria pandemia.

Le multinazionali si sono sempre ben guardate dal diffondere informazioni sui reali effetti del fumo, omettendo di dire verità scomode che avrebbero sicuramente leso i loro interessi. In materia di pubblicità e di marketing, le strategie messe in campo dalle industrie del tabacco sono state a dir poco spregiudicate e ingannevoli, dirette unicamente a convincere che il fumo non era nocivo, che consumare tabacco era piacevole e che fumare era da vincenti. Sapevano invece bene che la nicotina creava dipendenza in pochissimo tempo al pari delle droghe, e non hanno avuto difficoltà a diffondere i loro prodotti e a conquistare clienti in ogni area geografica del pianeta. Bastava trovare il modo di indurre una persona a provare una sola sigaretta per farla diventare, nell'80% dei casi, un cliente per molti anni a venire.

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Dal 1920 al 1960 alcuni dei loro principali canali di promozione e pubblicità sono state le riviste medico-scientifiche, alcune delle quali molto prestigiose come il Journal of the American Medical Association e il British Medical Journal. Pare che i primi e prediletti clienti delle industrie del tabacco fossero proprio medici e paramedici per una semplice ragione: un medico fumatore era il miglior biglietto da visita che potessero avere. I produttori di sigarette potevano così contare su figure autorevoli e molto considerate per rassicurare la gente. Le persone vedevano un medico fumare e automaticamente pensavano: “Se fuma lui posso stare tranquillo. Se la sigaretta facesse male, un medico lo saprebbe e non fumerebbe”.

Una pratica spudorata usata per molti anni è stata quella di fornire gratuitamente sigarette durante convegni e congressi. La distribuzione gratuita avveniva anche all’interno delle sale d’attesa di molti studi medici. Fino a pochi anni fa, regalare sigarette era una pratica molto usata anche qui in Italia: alcuni fabbricanti le distribuivano gratuitamente nelle discoteche e durante importanti manifestazioni e feste cittadine.

Ma la pubblicità delle sigarette è qualcosa che storicamente troviamo intimamente connessa con le produzioni cinematografiche e con personaggi carismatici e attori famosi. In questo senso, una forte denuncia arriva dagli Stati Uniti da un signore di nome Stanton Glantz, noto per le sue battaglie contro le multinazionali del tabacco e coautore del libro “The cigarette papers” pubblicato nel 1996. Scrisse il libro-denuncia dopo che uno sconosciuto gli fece recapitare documenti riservati molto compromettenti da cui si evinceva che le industrie del tabacco erano a conoscenza dei danni che la nicotina causava. Stanton Glantz, oltre a denunciare le attività delle multinazionali, nel suo libro racconta come le sigarette siano ritornate con grande forza a popolare le scene dei film. Nel settore cinematografico, l'uso della pubblicità delle sigarette risale agli anni ‘50, quando alcune delle più grandi industrie del tabacco iniziarono a finanziare le major di Hollywood affinché attori famosi nelle scene dei film tenessero i loro prodotti ben in vista. Successivamente, nel 1998, questa pratica fu vietata e in ben 46 stati americani fu sancito il divieto di finanziare i produttori di film in cambio di pubblicità. Nonostante ciò, Stanton Glantz tornò a denunciare come la presenza delle sigarette nei film non fosse diminuita e come queste pubblicità fossero particolarmente indirizzate a un pubblico di adolescenti.

Oggi, benché la situazione sia molto cambiata, l'attenzione rimane alta e le industrie del tabacco sono costantemente sotto la lente d'ingrandimento di organismi statali ed enti. Questo è perfettamente legittimo poiché in passato hanno nascosto all’opinione pubblica i pericoli del tabacco, negato ai fumatori notizie importantissime e omesso d’informare la gente sui danni che la nicotina provoca.

Non ci si può fidare troppo se pensi che, non molto tempo fa, una delle strategie dei produttori di sigarette per assicurarsi nuovi clienti e mantenere quelli già acquisiti, fu quella di trattare chimicamente il tabacco allo scopo di elevare la quantità di nicotina presente nelle sigarette. L’aumento percentuale di questa droga ebbe ovviamente un duplice effetto: accrescere la dipendenza da fumo e recare un maggior danno fisico e psichico alle persone. Quindi, non stupirti se abbandonare il vizio di fumare è notoriamente difficile e se alcuni dei tuoi tentativi di smettere non sono andati a buon fine.

Prima di chiudere questo capitolo, voglio che tu legga il messaggio che l’OMS, il massimo organo mondiale in materia di Sanità, ha divulgato in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco nell’anno 2006:

Il Tabagismo è un’epidemia mondiale che provoca perdita di produttività, malattie e morte.

Le compagnie del tabacco continuano ad anteporre i loro profitti alla vita, la loro espansione alla salute, il loro guadagno al benessere della gente; continuano a espandersi facendo credere di attenuare i danni da fumo con le diciture “light”, “mild” e “a basso contenuto di catrame”, tanto popolari nel XX secolo.

Hanno “rassicurato” i fumatori offrendo prodotti con l’illusione della loro sicurezza e continuano a imbrogliare i nuovi e vecchi consumatori promuovendo e vendendo nuovi prodotti mascherati con nomi che rimandano alla salute, insaporiti alla frutta o con confezioni attraenti.

Obiettivo della Giornata senza Tabacco 2006 è incoraggiare i paesi e i governi a lavorare per una stretta regolamentazione del tabacco, fornendo informazioni accurate, rimuovendo illusioni, mostrando tutta la verità, promuovendo la consapevolezza sociale.

Molte nazioni hanno intrapreso strategie globali di controllo del tabacco e in alcune, come l’Italia, si assiste a una inversione di tendenza dell’epidemia. Perciò, l’industria del tabacco continua a elaborare nuove strategie immettendo sul mercato prodotti camuffati per apparire meno nocivi e più attraenti. Non è una novità. Hanno da sempre adescato i consumatori in questo modo. Mancano ricerche approfondite sulla tossicità di questi nuovi prodotti, ma i professionisti del controllo del tabacco hanno attinto molte informazioni nelle precedenti esperienze, unendo le forze nella Convenzione Quadro Mondiale sul Controllo del Tabacco (Framework Convention on Tobacco Control - WHO FCTC).

La Giornata senza Tabacco 2006 ripete questo messaggio: tutti i prodotti del tabacco, mild, light, a basso contenuto di catrame, insaporiti, alla frutta, al cioccolato, naturali, senza additivi e sigarette organiche, sono mortali e creano dipendenza. Perciò, si rendono indispensabili leggi antifumo drastiche, oltre che un’informazione indirizzata a TUTTI, a qualsiasi età.

Probabilmente, adesso capisci di più perché alle industrie del tabacco sono addossate responsabilità molto precise e del perché sono accusate di svolgere le loro attività per puri interessi economici, senza rispetto della vita umana, operando con l’inganno e la menzogna, in maniera spesso al limite della legalità.

Basterebbe solo questo per farti smettere di fumare senza rinviare, ma andiamo avanti.


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Rispondi alla seguente domanda:

Per le industrie del tabacco, aver avuto tra i loro clienti figure autorevoli come medici e attori, può aver favorito la vendita e la diffusione delle sigarette?
SI | NO

 


 

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